Bianca come l’oro

Del Carretto campionessa europea di spada femminile. Titolo conquistato con una gara perfetta. 

 

È un sorriso largo, che vale una carriera. È un oro che non significa solo un titolo europeo, ma molto di più. L’ha attesa a lungo, e alla fine è arrivata. La giornata perfetta di Bianca Del Carretto è di quelle che restano scritte per sempre nella storia dello sport. Campionessa continentale, per la prima volta.

No, non c’è niente di clamoroso. A essere sorprendente, semmai, era che Bianca non avesse ancora vinto una medaglia così pesante. Ne aveva conquistate parecchie con la squadra, ma da sola non era mai andata oltre il bronzo europeo a Kiev nel 2008. Eppure, tutti lo sapevano, un talento come il suo meritava un traguardo del genere.
Lo sport è bellissimo. Come la vita. Puoi prendere un sacco di schiaffi, finire per terra, perderti quasi del tutto, ma prima o poi, se dentro hai qualcosa di speciale, ti rialzi. Oggi si è presa un titolo europeo bellissimo dopo anni difficili. Oggi è stata la migliore, la più forte di tutte. Semplicemente perfetta. 

Era partita con buone sensazioni e tanta voglia di tirare, come aveva detto a Pianeta Scherma. E non ha sbagliato niente, fin dalla mattina. Sei vittorie su sei nel girone, compresa quella contro Britta Heidemann. Tanto brava da guadagnarsi il pass per il tabellone delle 32 senza passare da quello delle 64. Aspetta più di quattro ore per tornare in pedana, ma non perde la concentrazione. Supera la polacca Magdalena Piekarska 15-12, per trovarsi a tirare contro Francesca Quondamcarlo, molto più che una semplice compagna di Nazionale.

Lo sport è spietato, e non lascia spazio ai sentimenti. Non in quei nove minuti d’assalto in cui si è uno contro l’altro. Bianca e Francesca lo sanno, ci sono abituate, si abbassano la maschera e si sforzano di dimenticare il volto di chi hanno davanti. Partono contratte, tanto che si beccano la passività. Poi Bianca si scioglie e va a vincere 15-8. La gara di Francesca si ferma nelle 16, come succede anche a Rossella Fiamingo (15-9 contro la russa Lyubov Shutova) ed era successo un turno prima a Mara Navarria (15-13 contro la francese Lauren Rembi).

Quella di Bianca va avanti con uno degli ostacoli più duri possibili: Emese Szasz, una che ha vinto un argento e due bronzi mondiali. Una che deve difendere il terzo posto conquistato a Zagabria l’anno prima, e magari pensa anche di migliorarlo. Bianca ci ha già tirato tre volte in carriera. E ha sempre perso. Non stavolta, però, non oggi. Oggi è il suo giorno: 15-9, al termine di un assalto capolavoro, con quella sua punta incredibile, capace di entrare dappertutto e toccare anche il bersaglio più nascosto, quasi come se una calamita la attirasse verso la meta.

È la certezza del podio, ma non può bastare. Guarda le quattro rimaste in gara ed è lei la più forte. Lo sa e non vuole sbagliare. Prima batte 15-13 Josephine Jacques Andre Coquin, una con un nome così lungo che non ci sta per intero nel tabellone segna punti, sulla divisa, nella grafica televisiva. Poi si ripete in finale, 15-12 a Marie Florence Candassamy. Due francesi, spinte dal pubblico di Strasburgo. Tutti contro Bianca, ma Bianca vince e sale sul gradino più alto di un podio bellissimo, dove tutte sorridono. Le due francesi, di 23 e 24 anni, felici per una medaglia inattesa conquistata in casa, e la rumena Simona Gherman, che, ritornata in pedana da poco più di un mese dopo lo stop per maternità, si è nel frattempo presa titolo nazionale, un podio in Coppa del Mondo e bronzo europeo, battendo la connazionale Ana Maria Branza.

Davanti a Bianca c’è il suo maestro, Andrea Candiani, che ne ha ricostruito le certezze. A pochi passi da loro, c’è un gruppo di ragazzi e ragazze che si tengono stretti l’un l’altro mentre suona l’Inno di Mameli. Sono Enrico Garozzo, Rossella Fiamingo, Mara Navarria, Paolo Pizzo, Francesca Quondamcarlo e Lorenzo Bruttini, Enrico Di Ciolo, Sandro Cuomo e Dario Chiadò. Cantano per l’Italia e per Bianca, che un giorno così  lo aspettava da tanto tempo. E se lo meritava davvero.

 

Twitter: GabrieleLippi1

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Fotografia di Augusto Bizzi per Federscherma

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