La protagonista ritrovata

Sette medaglie, di cui tre d’oro. Il Mondiale di Kazan ha sancito il ritorno su grandi livelli della Francia. 

 

Londra 2012: la Francia torna a casa senza medaglie nella scherma, uno smacco per un paese che dell’arte del duello ne ha sempre fatto un vanto. Il tutto mentre i rivali storici, ovvero l’Italia, faceva man bassa di allori. I Mondiali di Kazan, da poco andati in archivio, hanno invece messo in mostra un movimento in netta ripresa, che ha chiuso la sua personale campagna di Russia con un bottino di sette medaglie, di cui tre d’oro. Un mese dopo i più che buoni Campionati Europei di cui sono stati protagonisti sulle pedane di casa a Strasburgo, e al termine di una stagione in cui molti atleti sono stati protagonisti in Coppa del Mondo con podi e e vittorie. Segnali più che tangibili che la Francia sta tornando a essere di nuovo attrice principale sulla scena schermistica internazionale.

Vecchie lenze delle pedane, veterani di mille battaglie e pluridecorati, e giovani di belle speranze. Questo il riuscito mix che ha permesso ai nostri vicini d’Oltralpe di rimettere fuori al testa e tornare a casa con un ricco bottino. Alla prima categoria appartiene certamente Ulrich Robeiri: sei titoli mondiali a squadre – l’ultimo arrivato proprio nella giornata di chiusura dei Campionati Mondiali – e la meritata consacrazione individuale. Il trentaduenne di Caienna è una colonna di quel quartetto di invincibili che fra Atene 2004 e Catanaia 2011 ha fatto piazza pulita di titoli Mondiali e Olimpici. A condividere gloria iridata sulle pedane tatare anche altri pluridecorati guerrieri come Gauthier Grumier (quinto titolo Mondiale per  lui) e Jean Michel Luceneay, un altro che a trofei e medagli scherza poco o niente. Oltre al giovane Daniel Jerent, colonna del futuro. Molto giovane – ma altrettanto promettente – è il quartetto della spada femminile: Marie Florence Candassamy, Josephine Jacques Andre Coquin, Auriane Mallo e Lauren Rembi hanno già dimostrato i loro valore prendendosi la prova a squadre di Rio de Janeiro in Coppa del Mondo, ma anche una vittoria individuale (Lauren Rembi, sempre a Rio) e due medaglie europee con Candassamy e Jacques Andre Coquin, rispettivamente seconda e terza nella gara vinta da Bianca Del Carretto. Tutte e quattro poco più che ventenni, hanno sicuramente un ampio margine di crescita.

Dalla spada al fioretto: la nazionale maschile si sta confermando sempre più di alto livello. I podi in Coppa del Mondo con Enzo Lefort (qui medaglia di bronzo individuale) ma anche e soprattutto l’accoppiata Europeo/Mondiale a squadre sono la conferma che dall’altra parte delle alpi si sta lavorando bene. L’esperto Erwann Le Pechoux e i più giovani Julien Mertine e Vincent Simon, senza dimenticaere Jeremy Cadot,. E la punta di diamante, il già citatot Enzo Lefort: per lui una vittoria a Parigi a inizio stagione e tanti piazzamenti sul podio in Coppa del Mondo. Fino al bronzo Mondiale e all’oro a squadre. La squadra femminile ha vinto il titolo di prima fra le umane. Italia e Russia sono una spanna superiore rispetto al quartetto transalpino, che fa ancora perno sulle collaudate Astrid Guyart e Corinne Maitrejean. Più giovane è l’ottima Ysaora Thibus, da tempo stabile nel quartetto. Dietro stanno arrivando Anita Blaze (già nel giro della squadra) e dall’under 2o Jeromine Mpah-Njanga e Pauline Ranvier.

Da ultimo la sciabola, che soprattutto al femminile ha dimostrato di essere in salute. A Kazan come a Strasburgo, il quartetto transalpino ha tirato superbamente, andando ancora una volta vicino al colpaccio nella prova a squadre. Cecilia Berder è la più esperta, Charlotte Lembach l’altra colonna portante: entrambe han fatto bene anche in Coppa del Mondo, con la prima brava ad approfittare al meglio delle bizze degli dei della scherma, mentre la seconda è salita tre volte sul podio Bene anche Saoussen Boudiaf, mentre il nome nuovo, da segnare sul taccuino, è quello di Manon Brunet. Nemmeno diciottenne, nel quarto di finale contro la Russia ha messo nettamente in riga campionesse del calibro di Ekaterina Dyachenko, Sofya Velikaya e Yana Egoryan, con una grinta e una personalità notevoli. La severe lezione presa da Mariel Zagunis in finale non scalfisce quanto di buono messo in mostra nel corso della gara, sebbene già contro le azzurre sia andata in difficoltà. Ma, come detto, è giovane e tutto il tempo davanti per far vedere di che pasta è fatta. Più in ombra la squadra maschile: Vincent Anstett, Boladé Apithy, Maxence Lambert, Nicolas Rousset non hanno infatti lasciato il  segno né nella gara individuale né in quella squadre.

Partita con l’obiettivo «di conquistare quattro medaglie» – come aveva detto prima dei Mondiali il Direttore Tecnico Nazionale Christian Peeters,  la Francia fa ritorno da Kazan con un bottino che è quasi doppio. E con molto oro in saccoccia. La scherma mondiale ha quindi ritrovato una sua storica protagonista, che ora può guardare con più serenità all’orizzonte di Rio De Janeiro: la delusione per il flop di Londra sembra essere ormai solo un lontano ricordo.

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Fotografia di Augusto Bizzi per Federscherma

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