Felice a metà…

Nelle 32 al termine di due giorni di sofferenza. Le parole di Francesca Quondamcarlo.

 

 

«Dispiaciuta» è la prima parola che le viene in mente, «stanca» la seconda. E a guardare il volto di Francesca Quondamcarlo è evidente come sia sincera. Dopo una settimana tormentata, passata a combattere con la febbre alle soglie dei 40 gradi e le placche nelle tonsille, ha comunque deciso di scendere in pedana a Legnano. Ed è arrivata fino al tabellone delle 32.

«Peccato», dice ripensando all’assalto contro la tedesca Ndolo, perso per 8-5. «Se fossi stata un po’ meglio di così non ci sarebbe stata storia. Non voglio che sia una scusa, però». Non lo è, è solo la verità che si è vista anche in pedana, dove il fisico dell’avversaria ha avuto la meglio sulle sue gambe affaticate da una notte con poco sonno, dalla febbre, dal girone di ieri tirato in condizioni molto più che precarie.
Eppure qualcosa da rimproverarsi ce l’ha: «Quando sono andata avanti 4-3 con la priorità avrei dovuto gestire meglio. Anche sul pari avrei vinto il match, potevo amministrare due stoccate, sapevo cosa fare, ma il corpo non rispondeva alla testa».

La strada è lunga, c’è tutta una stagione davanti, e risultati da ottenere per puntare dritto a Rio 2016. «A 30 anni, dopo podi e finali in Coppa, un argento europeo, un 32 non è un buon risultato». Poi però pensa a come è arrivato: «Essere arrivata qui, in una gara che razionalmente non avrei nemmeno dovuto fare, mi dà buone sensazioni per le altre prove». La più vicina, però, è anche la più lontana e la più odiata dalle azzurre: «In Cina non riusciamo proprio a tirare, ma che devo dire, se la strada deve essere in salita facciamo questa salita. Prima la febbre, poi la Cina…».

Di buono c’è che Francesca sembra aver ritrovato la sua serenità. E con quella possono arrivare i risultati.

 

Twitter: GabrieleLippi1

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Foto di Augusto Bizzi per Federscherma

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