La protagonista confermata

Francia sugli scudi in questa prima parte di stagione. Impressione la spada maschile, bene sciabola femminile.

 

Se la coda della scorsa stagione aveva messo in mostra una Francia di nuovo protagonista delle scene internazionali dopo il buio di Londra 2012 e dell’immediato posto olimpico, l’inizio della nuova ha dato conferma che la corazzata transalpina si è rimessa non solo in linea di galleggiamento, ma è pronta a fare fuoco con tutti i suoi cannoni.

Partiamo dal dato più impressionate, che è quello relativo alla spada maschile: se si fa eccezione la gara a squadre di Tallinn, dove comunque i transalpini sono arrivati secondi battuti solo dalla Corea, in tutte le altre occasioni a risuonare a fine degli assalti è stata la Marsigliese: ha aperto le danze Jean Michel Lucenay a Berna (che ha bissato il giorno successivo assieme ai compagni di squadra), ha continuato Gauthier Grumier – divenuto anche il nuovo numero uno del ranking Mondiale – a Tallinn e ha chiuso Daniel Jerent sabato a Doha. Ma non finisce qui: perché al conto ci sono da aggiungere i due terzi posti dello stesso Grumier (Berna e Tallinn) e quello di Ulrich Robeiri. È invece mancato l’acuto nel settore femminile: la squadra è di buon livello e ancora molto giovane, ma per ora si deve accontentare del quarto posto di Legnano come miglio risultato a squadre e del settimo posto di Marie-Florence Candassamy a Doha a livello individuale.

Dalla spada, passiamo al fioretto. Segnali di risveglio sono arrivati dal settore femminile: a Cancun è arrivato un ottimo secondo posto nella prova a squadre – maturato dopo aver fra l’altro battuto l’Italia in semifinale – subito seguito dal terzo posto a Saint Maur. A livello individuale sono state Anita Blaze (a Torino) e Gaelle Gebet (a Cancun) ad occupare il terzo gradino del podio. Proprio dalla Blaze e dalle altre giovani prova a costruire il proprio futuro l’equipe dames di fioretto, che poco prima di Torino ha incassato la decisione di Corinne Maitrejean di appendere al chiodo arma e maschera. Bene, ma non è una novità, il settore maschile: Jeremy Cadot ha guastato la festa azzurra a San Francisco prendendosi la prova d’esordio, Enzo Lefort ha artigliato il podio a Tokyo, mentre a Torino la Francia ha comunque piazzato due atleti nei primi otto: Jean Paul Tony-Helissay (classe 1990) e Maxime Pauty (classe 1993). Ma al netto di podi e medaglie, va notato come la squadra di fioretto francese abbia un’età media relativamente molto bassa e molti uomini in grado di dire la loro ad alto livello: Enzo Lefort è un classe 1991, Julien Mertine – anche lui iridato a Kazan- del 1988, Vincent Simon del 1990.

Per concludere la nostra carrellata, arriviamo alla sciabola. Indubbiamente il settore più florido è quello femminile: il quartetto è una garanzia per le prove a squadre (un terzo e un quarto posto nelle due gare sin qui disputate, ottimo seguito agli argenti di Strasburgo e Kazan), Charlotte Lembach un’atleta solida ormai saldamente fra le prime otto delle gare individuali. E dietro una batteria di giovani interessanti pronte a lanciarsi nella scherma delle grandi, come ad esempio Manon Brunet – che ha già fatto vedere belle cose nella passata stagione – a Sara Balzer, che ha tirato le prove a squadre a Isla Margarita e Orleans. Nessun risultato d spicco è invece arrivato dal settore maschile, dove il miglior classificato rimane Vincent Anstett, veterano della squadra: per lui tredicesima piazza del ranking e  a New York ha ottenuto il miglior risultato stagionale, fermato un passo dal podio da Kim dopo aver battuto nel corso della gara tanto Luigi Samele quanto Enrico Berrè.

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Fotografia di Augusto Bizzi per Federscherma

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