Il ruggito dell’Orso

La Russia protagonista assoluta di questa prima parte di stagione. Bene soprattutto sciabola e fioretto. 

 

La riscossa del fioretto, la corazzata sciabola, la spada con poche medaglie ma tanta sostanza. Si potrebbe riassumere così questa prima parte di stagione di Coppa del Mondo in casa Russia.

Partiamo dal fioretto e dall’ottimo lavoro che Stefano Cerioni (clicca qui per leggere l’intervista al tecnico jesino) sta compiendo tanto nel settore femminile quanto in quello maschile. A parlare non sono solo i risultati – in termini di podi – di questa prima parte di stagione, ma anche e soprattutto i numerosi volti nuovi che si affacciano nei tabelloni principali delle gare. Valga come esempio il terzo posto della giovane Adelina Zagidullina nel Grand Prix di Torino. Restando in campo femminile, vanno segnalate le due vittorie consecutive a squadre arrivate a Cancun – sulla Francia – e St. Maur, quest’ultima in finale sull’Italia: per trovare traccia dell’ultima affermazione in Coppa del Mondo delle russe sulle azzurre, bisogna tornare indietro al 2012, nella tappa di Shanghai. A referto va messo poi il podio conquistato da Inna Deriglazova a St Maur.  A tal proposito, sarà interessante vedere come evolverà la lotta per la qualifica olimpica: due soli posti a disposizione, tante pretendenti. Al momento il ranking premierebbe Inna Deriglazova e Yulia Biryukova, ma Larisa Korobeynikova è lì attaccata e Aida Shanaeva è tornata in azione dopo lo stop per maternità.

Ottimo il ruolino di marcia anche in campo maschile: il podio di Dmitry Rigin a Tokyo e la doppietta di Torino con Alexei Cheremisinov vincitore su Renal Ganeev sono il fiore all’occhiello di una campagna che ha visto la squadra russa conquistare un primo e un secondo posto nelle due prove per quartetti sin qui disputate, rispettivamente a Tokyo e San Francisco, battuti dagli azzurri. Alla ripresa del giochi, a Parigi, tornerà in pedana anche Artur Akhmathktuzin, che finalmente intravede la luce in fondo al tunnel al termine di un lungo calvario fatto di complesse operazioni alle anche.

Nella sciabola la protagonista è principalmente una, ovvero Sofya Velikaya. La fuoriclasse di Alma Ata – nata nel tempo in cui Almaty portava il suo nome più regale e il Kazakistan era una delle tante repubbliche che costituivano l’immensa Unione Sovietica – è tornata a rendere gloria al suo nome (Velikaya in russo significa proprio grande) e si è presa due vittorie e un secondo posto fra Isla Margarita, Orleans e New York. Un ruolino di marcia spaventoso il suo, che l’ha riproiettata nelle parti del ranking, e spazzato via al contempo i dubbi sul suo stato di forma che erano sorti dopo il rientro in pedana nella passata stagione nel post gravidanza. In realtà era solo normale ruggine dovuta alla prolungata assenza dalle gare: e ora che è tornata in forma, Olga Kharlan e Mariel Zagunis hanno ritrovato un’avversaria tostissima. Se la Velikaya è stata protagonista assoluta delle prove individuali, non vanno però dimenticate le altre ragazze che han portato in dote una vittoria e un secondo posto nelle prove a squadre, ovvero Yana Egoryan, Ekateryna Dyachenko e Viktorya Kovaleva.

Un solo podio invece è arrivato nella sciabola maschile, firmato da Alexey Yakimenko a Budapest. Tuttavia quella russa resta una squadra fortissima che può vantare gli ultimi due campioni del Mondo a livello individuale (Veniamin Reshetnikov nel 2013 e Nikolay Kovalev lo scorso luglio a Kazan, anche se quest’ultimo è partito decisamente male) e tanti giovani interessanti come Kamil Ibragimov e Alexander Trushakov. Giù dal podio invece nell’unica prova a squadre disputata – a Budapest – dove è stata battuta 45-43 dalla Germania di Nicholas Limbach.

Chiusura per la spada, forse l’arma che meno gioie ha dato alla corazzata russa, con un solo podio all’attivo: quello di Tatyana Logunova a Xuzhou. Ma usciamo dalla prospettiva meramente statistica dei podi, troviamo comunque una squadra fortissima dotata di elementi di prim’ordine tanto al femminile – Anna Sivkova, Lyubov Shutova, Violetta Kolobova, Yana Zvereva solo per citarne alcune – quanto al maschile – Anton Avdeev e Pavel Sukhov su tutti –  in grado di lottare per i vertici a ogni gara e costantemente fra i primi otto. E poi la squadra maschile ha la carta Angelo Mazzoni. Serve solo il tempo che i dettami del tecnico lombardo vengano assimilati a pieno dai suoi ragazzi.

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Fotografia di Augusto Bizzi per Federscherma

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