I reportage di PS: la Comense Scherma

Sulle sue pedane si è formata Arianna Errigo. Ma nella sua gloriosa storia la Comense Scherma ha cresciuto fior di atleti. E per il futuro, altre “bambine terribili” sono pronte a spiccare il volo.  

 

«Un giorno, durante un Consiglio della sezione scherma, ci pervenne la richiesta da parte di una ragazzina di poter frequentare la nostra sala scherma. Ci avevan detto che era molto brava, volonterosa e con grande applicazione sulla scherma. Così ci siamo accordati con la società di Monza – da dove proveniva –  e ha iniziato ad allenarsi con noi, seguita dal Maestro Bortolaso, che l’accompagnava in tutte le gare che faceva. Fu così che da fiore è diventata una meraviglia...». Parole e musica di Paolo Ferrante, presidente della Comense Scherma.

Lo striscione dedicato ad Arianna Errigoa che campeggia nella sala d’armi

Il fiore sbocciato e poi diventato meraviglia è Arianna Errigo, che malgrado da qualche anno abbia seguito le vie del cuore e si sia trasferita a Roma per stare vicina al suo fidanzato Luca Simoncelli, mantiene un legame a filo doppio con la società dove è cresciuta e ha cominciato a vincere. Per la Comense è ancora tesserata, e ogni ritorno a casa per la visita parenti si tramuta in occasione per poter tornare nella sala lariana. Sui muri della palestra campeggiano due gigantografie della due volte campionessa del Mondo, e una  scritta – orgoglio della Comense – che è una rivendicazione a pieno titolo. Ma anche una molla per le giovani leve che tutti i giorni corrono e sudano sulle pedane allestite all’interno della storica sede di Via dei Partigiani a Como: «E adesso ci sono ragazzine terribili che ricordano proprio Arianna quando era piccolina» gongola Ferrante.

Una storia lunga e gloriosa – Ma se Arianna Errigo è il presente, la storia della Comense è antica e gloriosa, affondando le sue radici nel lontano 1872. Fu in quell’anno che nacque la Società Comense di Ginnastica e Scherma, la cui prima sede venne stabilita nell’abitazione privata del Maestro Gerolamo Fossati, in via Vittorio Emanuele II. Dal 1934 la sede stabile è quella di via dei Partigiani 8, uno spazio condiviso con la sezione ginnastica. Quando noi arriviamo per il reportage, si stanno allenando i più piccoli, bambini di 4 massimo 5 anni che stanno apprendendo i primi rudimenti dell’equilibrio e della coordinazione motoria. Prima del definitivo stanziamento nei locali a pochi passi dal centro cittadino, la Sala d’armi ha ruotato diverse sedi, spostandosi dapprima in  via V Giornate (1873 -1880 circa), per poi fare ritorno nell’originaria locazione di via Vittorio Emanuele II e successivamente in via Rezzonico (circa 1880 – 1887). Quindi in via Collegio dei Dottori (1888 – 1891), in via Diaz (1892 – 1928), in via Sinigaglia (1928 – 1934) e, finalmente, il 16 giugno 1934, l’ingresso in via dei Partigiani, da cui non si è più spostata.

Una parte dei tantissimi trofei vinti dalla Comense nei suoi oltre 140 anni di storia

Armi e maschere pronti all’uso da parte degli allievi e dei Maestri

Lungo tutto il perimetro della sala, fotografie ormai ingiallite dal tempo riportano indietro nella storia, alle vittorie olimpiche di Antonio Spallino – compagno di avventura di Edoardo Mangiarotti nella trionfale cavalcata a squadre del 1956, quando la squadra italiana di fioretto (completata da Luigi Carpaneda, Manlio di Rosa, Giancarlo Bergamini e Vittorio Lucarelli) conquistò l’oro a Cinque Cerchi, migliorando così l’argento conquistato quattro anni prima a Helsinki – ma anche a momenti di vita quotidiana della Società, dalle gare sociali agli allenamenti in sala. E poi, coppe su coppe. Perchè 140 anni di storia e di gloria siano ben messe in vista. «Ormai non sappiamo più dove metterle» dice con orgoglio Ferrante, che poi ci apre le porte della sala trofei: coppe, medaglie ,attestati, benemerenze. Tutta la gloriosa storia sportiva e non solo della Comense disposta lungo tre delle quattro pareti. Basket, ginnastica artistica e ritmica, atletica leggera, pugliato e, ben chiaro, la scherma. Perché anche ora che l’originaria “Società Comense di Ginnastica e Scherma” non esiste più, e al suo posto sono nate singole società rappresentative delle varie sezioni (anno 2012), la sede è rimasta quella storica. Lo scrigno della memoria, e chissà quante storie potrebbero raccontare i muri se solo potessero parlare.

 

I Maestri Massimiliano Bruno e Serena Pivotti posano con orgoglio accanto alle loro allieve prima e seconda al GPG (Foto Augusto Bizzi)

Tre ragazzine terribili – Antonio Spallino il passato, Arianna Errigo il luminoso presente. E il futuro? Carlotta Ferrari, Irene De Biasio e Sarah Corabi sono tre fra le allieve più promettenti della Sala. Fiorettiste. Sulla via tracciata da Arianna, l’idola di tutte e tre assieme a Valentina Vezzali ed Elisa Di Francisca. «Io ammiro molto anche Bebe Vio» aggiunge Sarah «è un esempio a non mollare mai, qualunque cosa ti succeda. Questo mi ha colpito di lei». Al recente GPG di Riccione han fatto vedere tutto il loro valore, con Carlotta Ferrari che ha bissato – nella categoria Giovanissime – la vittoria conquistata l’anno prima nella categoria Bambine battendo in finale proprio la compagna di squadra Irene De Biasio, mentre per Sarah è arrivato un terzo posto nella categoria Ragazze. Dietro ai loro successi c’è il paziente lavoro dei Maestri Serena Pivotti e Massimiliano Bruno. Ed è proprio la Pivotti a raccontarci la personalità delle tre ragazze, tutte diverse l’una dall’altra: «Sono tre caratteri completamente diversi l’uno dall’altro: Sarah, la più grande di età, ha faticato di più a trovare la sua dimensione schermistica avendo un’indole piuttosto difensiva; Carlotta, invece, fin da piccola ci ha fatto sempre capire dove e quando non raggiunge un equilibrio, inoltre si è sempre allenata molto, cosa che le altre stanno ora imparando a fare. A Irene l’aggettivo ‘terribile’ in senso positivo si addice eccome, perché lei rosicchia qualcosa da tutte le sue compagne di sala e sviluppa tutto in una specie di caos costruttivo che poi è bravissima a tenere insieme».

 La visita alla palestra della Comense è stata anche l’occasione per scambiare quattro chiacchiere con le dirette interessate, che ci hanno raccontato i loro sogni e le loro ambizioni. E di come tutto cominciò – perlomeno per quanto riguarda Sarah e Carlotta – sulle orme dei propri fratelli: «Inizialmente praticavo ginnastica artistica, poi però quando ci siamo trasferiti ho provato la scherma, che già praticava mio fratello, e ho deciso per questo sport», ci racconta Sarah Corabi, che ora vive nel Canton Ticino e fa la spola con Como per allenarsi. Come lei, anche Carlotta Ferrari ha iniziato a calcare le pedane dopo aver visto in azione il fratello, anche se già in passato il nonno si era cimentto con la scherma: «Prima di me ha iniziato mio fratello, dopo un po’ di tempo mia mamma ha iniziato a lasciare anche me in palestra e vedendo gli altri tirare mi sono innamorata anch’io della scherma, che poi nella mia famiglia non era una novità assoluta, visto che mio nonno era spadista. Così ho lasciato danza classica e da allora tiro di scherma». Per Irene De Biasio, galeotte furono le Olimpiadi: «Dopo averla vista in tv alle Olimpiadi, mi ha colpito perché non era uno sport come gli altri, era diversa, più speciale».

Da sinistra a destra: Sarah Corabi, Carlotta Ferrari, Irene De Biasio

Attualmente la società conta un centinaio di iscritti, in gran parte di sesso femminile, che partono dai più piccoli in età di GPG per arrivare ai Master. Tutti loro si allenano con grande dedizione e passione, e continuano a portare alto il glorioso nome della Comense.

Tutte le fotografie, salvo diversa indicazione, sono di Alessandro Gennari. Si ringrazia Mattia Boretti per la collaborazione e la Società Comense Scherma, nelle persone di Paolo Ferrante e Serena Pivotti per la disponibilità.

 

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