Montreux, il bilancio del Presidente Scarso

Le considerazioni sugli Europei tra le gioie per le medaglie e le difficoltà di alcune armi

 

 

Nel corso dell’ultima giornata dei Campionati Europei di Montreux 2015 abbiamo chiesto al Presidente della Federazione Italiana Scherma Giorgio Scarso qualche impressione e alcuni giudizi relativi alla settimana di gare che si stanno per concludere, tra le gioie per le medaglie e qualche difficoltà di troppo emersa in alcune gare, soprattutto nel caso del fioretto maschile a squadre e della spada maschile, soprattutto per quanto riguarda la prova a squadre e il rischio concreto di rimanere fuori dal discorso qualificazioni per Rio 2016.

Presidente Scarso, innanzitutto un bilancio complessivo su questi Europei.

Un bilancio agrodolce, se così possiamo dire, perché oltre alle conferme che ci aspettavamo, come dal fioretto maschile e femminile, abbiamo avuto purtroppo altri risultati al di sotto delle aspettative. Una conferma è stata di sicuro la spada femminile, con l’argento di Rossella Fiamingo e un buon risultato nella gara a squadre, anche se forse il metallo non è stato quello atteso da molti. Positiva anche la sciabola maschile, dove Curatoli magari ha pagato lo scotto dell’esordio, tuttavia il match con Aldo Montano è stato di grande livello. Siamo purtroppo inciampati nel fioretto maschile a squadre, certo si tratta di un episodio ma che deve farci riflettere, soprattutto nel non sottovalutare squadre che qualche anno fa potevano essere considerate deboli, ma oggi non lo sono più, penso soprattutto alla Gran Bretagna. Serve un approccio più razionale e meno improvvisato in alcuni momenti.

Capitolo spada maschile. Anche qui a Montreux si è confermato il periodo di difficoltà ormai prolungato.

Sicuramente c’è molto amaro in bocca, chiaramente nella prova a squadre con la Repubblica Ceca ci sono stati troppi passaggi a vuoto e alla fine li abbiamo scontati con il risultato finale. La scherma è questa, gli atleti non sono macchine e spesso subentrano altri fattori come la concentrazione in alcuni momenti. Per poterci qualificare per Rio la matematica non ci condanna ancora, è necessario fare un bel Mondiale per rimettere tutto nella direzione giusta. La spada resta un’arma difficile e molto competitiva, a parte la Francia che oggi è un gradino, o forse di più, sopra tutti, le altre nazionali sono tutte candidate al podio. Certo, non dovessimo qualificarci per Rio bisognerebbe iniziare un certo percorso, ma per ora vogliamo restare fiduciosi.

Gli atleti sentono forse troppo la pressione di doversi qualificare alle Olimpiadi?

Sicuramente, e questo crea in alcuni casi troppe ansie, tuttavia gli atleti devono essere consapevoli delle loro responsabilità e saperci convivere al meglio.

Qual è stato il suo momento più emozionante in positivo e quale in negativo di questo Europeo?

In positivo credo la medaglia d’oro di Elisa Di Francisca nel fioretto individuale. Nonostante non fosse al meglio da un punto di vista fisico e tecnico non fosse al meglio, è riuscita comunque a portare a casa un grande risultato con l’orgoglio. Mi riferisco soprattutto all’ultima parte, e dico soprattutto all’ultima stoccata, della finale. Questo rappresenta l’esempio che dovrebbe valere per tutti: dare sempre il massimo e andare oltre le difficoltà per raggiungere un grande risultato. Il momento che invece mi ha un po’ amareggiato è stata invece la semifinale di sciabola femminile a squadre con la Francia, dove purtroppo l’ultima frazione ci è costata la medaglia e in un certo senso ha condizionato una finale per il bronzo già difficile contro l’Ucraina, dove la Kharlan era già in cerca di rivincita dalla prova individuale.

 

Twitter: MattiaBoretti

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Fotografia di Augusto Bizzi per Federscherma

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