I reportage di PS: il Circolo Scherma Fides

Viaggio nel club di scherma più titolato in Italia. Emblema del carattere e dello spirito di una città, culla della sciabola azzurra (e non solo) e di due dinastie di campioni, i Nadi e i Montano. Una storia che abbraccia tre secoli e in cui già si intravede il futuro

 

 

 

sala

Uno scorcio della palestra e delle pedane

«La Fides non è di noialtri vecchi, ma è loro». Questa frase del Presidente del Circolo Scherma Fides di Livorno, Mario Miccoli, pronunciata con lo sguardo rivolto a un manipolo di giovani e giovanissimi atleti che passano in palestra un paio d’ore di uno degli ultimi giorni di vacanza prima di ritornare sui banchi di scuola, è racchiuso forse l’ingrediente principale della longevità “del Fides” come lo chiamano tutti nella città di scoglio per anima, vocazione e tradizione, oggi forse a uno dei tanti snodi cruciali della sua storia. Sì, perché proprio in una storia che abbraccia tre secoli – il Circolo Scherma Fides è nato infatti il 23 gennaio 1892 per opera di Giuseppe “Beppe” Nadi e di altri cinque soci all’interno del Palazzo Comunale di Livorno, e prende il nome dal motto “Fides” che campeggia sul gonfalone della città – e che ne ha fatto il club di scherma ad oggi più titolato in Italia con un totale di ben 168 medaglie iridate (di cui 30 ori alle Olimpiadi) – si dedica in questa fase con particolare attenzione alla crescita di una nuova generazione di schermidori, oggi compresa tra i Giovanissimi e i Cadetti, per rinnovare la propria tradizione di “culla” della sciabola, e più in generale della scherma, azzurra, dal momento che sulle sue pedane si sono formati anche valenti fiorettisti. Ma facciamo qualche passo indietro.

beppe nadi

Il busto di Giuseppe (Beppe) Nadi all’ingresso della palestra

Le dinastie della scherma/1: i Nadi – Si può dire che la storia del Circolo Scherma Fides si sia sviluppata entro due estremi, rappresentati dalle uniche due medaglie d’oro della sciabola maschile individuale azzurra ai Giochi Olimpici, quelle conquistate a 84 anni di distanza da Nedo Nadi ad Anversa nel 1920 e da Aldo Montano jr ad Atene nel 2004. I Nadi e i Montano rappresentano infatti due vere e proprie “dinastie” della scherma labronica. I due figli di Beppe Nadi, Aldo e Nedo, «due fenomeni, allenati da un maestro eccezionale come il padre – così li descrive il Presidente Miccoli – di cui ho avuto la fortuna di sentire raccontate le gesta. Una su tutte: Giorgio Chiavacci (già medaglia d’oro nel fioretto a squadre ad Amsterdam nel 1928, ndr), in partenza per le Olimpiadi di Los Angeles nel ’32, durante la preparazione tirò tutta la mattina al Fides contro Nedo Nadi, che pure aveva già smesso da qualche anno, e alla fine degli assalti scoppiò a piangere: non aveva messo a segno una sola stoccata!», furono educati dal padre a una dirittura morale e a un‘inflessibilità di stampo quasi militare, che pure fu sviluppata in due modi differenti: il rigore di Nedo, che lo portò a conquistare due ori olimpici individuali nel fioretto (1912) e appunto nella sciabola (1920) sui sei conquistati in carriera, e l‘irriverenza di Aldo, che ai Giochi di Anversa 1920 con il suo talento poliedrico fu capace di realizzare un tris di ori forse irripetibile nelle prove a squadre di sciabola (insieme al fratello, a Baldo Baldi e a Dino Urbani, in un quartetto interamente targato Fides), fioretto e spada. Negli anni Venti e Trenta, prima “età dell’oro” del Fides, si ricordano inoltre gli ori olimpici di altri talenti quali Oreste Puliti, Bino Bini, Gustavo Marzi e Manlio Di Rosa.  

Le dinastie della scherma/2: i Montano – Cifra stilistica della sciabola, la sfrontatezza si sposa alla perfezione con uno dei tratti distintivi del carattere dei livornesi, e di un’altra famiglia che ha scritto la storia del Fides: i Montano. Tre generazioni di fuoriclasse, da Aldo Montano sr. (cinque titoli iridati nella sciabola individuale e a squadre tra il 1938 e il ’50, due volte argento olimpico) al nipote in linea diretta Aldo Montano jr, che oggi tutti noi conosciamo come uno dei migliori sciabolatori dell’ultimo ventennio (oro olimpico, mondiale ed europeo nell’individuale e iridato a squadre nel luglio scorso a Mosca), passando per Mario Aldo e Mario Tullio (entrambi campioni olimpici nella sciabola a squadre a Monaco ’72 agli ordini del Maestro Athos Perone e insieme a Rolando Rigoli, a sua volta dal 1979 al “Fides” come Maestro; Mario Aldo fu anche due volte iridato nell’individuale nel 1973 e ’74, anno quest’ultimo in cui vinse anche la Coppa del Mondo di specialità) senza dimenticare Carlo Montano, unico fiorettista nell’albero genealogico, vincitore della Coppa del Mondo individuale nel 1977. squadra olimpica 1972Lasciamo alle parole del Presidente Miccoli, che appartiene alla famiglia Montano per parte materna, una spiegazione dei segreti di questa “dinastia”: «Dal punto di vista tecnico, l’attenzione alla meccanica della scherma, che al “Fides” curiamo moltissimo e che ha esaltato in tutti loro le grandi doti naturali: la sciabola non è solo uscite in tempo come si può pensare vedendola ora, e quando si vede Aldino – diminutivo per distinguerlo dal nonno – parare e rispondere a queste velocità, o toccare di punta come si usava una volta, cosa a cui gli avversari di oggi non sono quasi più abituati, bisogna sapere che le sue basi si sono create qui, negli esercizi talvolta infernali di meccanica a cui da giovane lo sottoponeva SidyakVictor Sidyak, uno dei migliori sciabolatori di scuola sovietica, quattro ori olimpici e altrettanti mondiali vinti a cavallo degli anni ’60 e ’70, fu Maestro di Aldo Montano al “Fides” nei suoi primi anni di carriera – Come già per i Nadi, anche nei Montano vi è stata fin da subito una forte componente di rigore e a tratti di durezza: Mauzzino – nomignolo di Mario Aldo, per distinguerlo da Mario Tullio detto Mariolone – da ragazzino letteralmente scappava dalla sala di scherma, ho visto con i miei occhi suo padre rincorrerlo per le vie di Livorno con la sciabola in mano per farlo tornare ad allenarsi. Un altro tratto distintivo della famiglia è la furbizia e la gestione della tattica in pedana, che nello zio Aldo era addirittura eccelsa, raggiunta nella storia della scherma italiana forse solo da Renzo Nostini, con cui peraltro erano grandi amici; Mauzzino, come detto, fu costruito totalmente, anche contro i suoi desideri più riposti; tra tutti, Aldino è però forse il talento più spontaneo, sviluppato sopra un fisico eccezionale e con doti di meccanica fuori dal comune portate al loro massimo livello, con l’aggiunta di una grande combattività e passione per la scherma».

coppeLo spirito del “Fides” – Oltre un secolo di storia non può però spiegarsi soltanto con le medaglie e gli albi d’oro, che negli ultimi anni hanno ospitato altri nomi prestigiosi quali Angelo Scuri, Salvatore Sanzo e Frida Scarpa, Andrea Baldini e Giorgio Avola nel fioretto e Ilaria Bianco, Alessandra Lucchino e Irene Vecchi nella sciabola. Lo “spirito Fides” ha molte radici e va visto sotto molti lati. Quello del Presidente Miccoli: «La volontà di crescere atleti validi e soprattutto cittadini onesti e leali, formati con un’educazione adeguata». Quello di due Maestri, Nicola Zanotti per la sciabola e Giuseppe Pierucci per il fioretto: «Quando si entra al “Fides” si respira subito  l’aria del risultato: se un ragazzo vince un titolo italiano, è visto quasi come un risultato scontato» ci racconta Zanotti, demiurgo fra le altre anche di Irene Vecchi e del giovane Gherardo Caranti,  Tanto per dire, le quote sociali non le versa solo chi ha fatto almeno un’Olimpiade. Per chiunque venga ad allenarsi qui, i riferimenti sono molto alti». E poi aggiunge, venendo verso di noi mentre gli ultimi “irriducibili” ancora stanno tirando: «Vedete, noi di norma finiamo l’attività alle 11, mentre loro alle 11.30 ancora stanno tirando. Anche questo, per me, è lo spirito del Fides».  Gli fa eco Pierucci: «La gioia più grande per me è vedere questi bambini così piccoli, perchè parliamo di Under 14, impegnarsi ogni giorno di più, dare il massimo sempre e comunque. E poi, finita la scherma, tutti loro so amici: si vedono fuori, vanno a mangiare la pizza assieme, fanno gruppo». E il punto di vista di un’atleta, Irene Vecchi: «Una famiglia, con tanti piccoli “cuginetti” sempre pronti a sostenerti nei momenti difficili ma anche a spronarti per dare ogni volta sempre qualcosa in più. In questa palestra sudi, fatichi, piangi, ti sbatti, ma sai sempre che puoi contare su dei compagni di sala meravigliosi».

sciabola

Un gruppo di giovani sciabolatori si allena nella sala d’armi

Rotta verso il futuro – La storia può continuare però solo investendo sul futuro, e qui si ritorna all’inizio, ai giovani e giovanissimi che si stanno formando in questi anni. Li osserviamo allenarsi, con grande passione ardimento: «Per quanto ci riguarda l’anno olimpico è già passato – parole e musica sono ancora del Presidente Miccoli – il nostro pensiero è dare un’educazione a questi ragazzi, al confronto c’è molta più soddisfazione nel veder crescere bene loro che in qualche medaglia olimpica o mondiale». Ma se gli Under 14 che si allenano in quel momento rappresentano il futuro, il presente ha i nomi di Irene Vecchi, Benedetta Baldini, Gherardo Caranti, Lorenzo Nista e Alexander Choupetnich, che dalla Repubblica Ceca ha fatto armi e bagagli per affinare in riva al Tirreno le proprie, enormi, potenzialità schermistiche. A fioretto e sciabola, si aggiungerà, da quest’anno, l’insegnamento della spada,  fortemente voluto dal Presidente Miccoli: forse l’arma meno “livornese” del panorama, così lontana – con il suo tatticismo spesso estremo – dalla guasconeria e dall’irriverenza che contraddistingue la gente di Livorno; ma che aggiungerà le ultime stoccate a una scuola che brilla già oggi nel firmamento della scherma italiana e internazionale.

Si ringraziano per la gentile disponibilità il Presidente del Circolo Scherma Fides, Mario Miccoli; i Maestri Rolando Rigoli (che con pazienza ha dato spiegazioni su come tenere una corretta guardia allo sciabolatore scalcinato Alessandro), Nicola Zanotti e Giuseppe Pierucci; Irene Vecchi e Benedetta Baldini. Tutte le fotografie, salvo diversa indicazione, sono di Alessandro Gennari, il cui aiuto è stato come sempre prezioso.

Twitter: MattiaBoretti

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