APadova Aldo Montano colpisce ancora

Seconda vittoria di fila dopo Boston. E qualificazione matematica a Rio 2016. Secondo Szilagyi, terzi Kim e Ibragimov.

 

Se fai una cosa, falla bene. Deve essersi detto questo Aldo Montano, che dopo la vittoria di Boston si è presentato a Padova con due obiettivi: strappare il pass per Rio 2016 e vincere il suo primo Trofeo Luxardo. Missione compiuta al 100%.
La maschera di vetro è sua, finalmente, acciuffata «sul finale della carriera», una carriera bellissima che in Brasile si impreziosirà ulteriormente con un’altra Olimpiade, la quarta, l’ultima, nella speranza che vada a finire come la prima.

D’altra parte non ci sono dubbi: Montano è ancora il più forte di tutti quando sta bene. E anche quando sta male. L’ha dimostrato ancora una volta nella finale contro Aron Szilagyi, campione olimpico in carica, battuto 15-12 con uno show di pura tecnica, perché il fisico non rispondeva più dai quarti di finale, con i muscoli delle gambe martoriati dagli sforzi della gara e memori dei tanti infortuni di una vita.

Dopo aver superato Vadim Reshetnikov nei 16 con un 15-14 in rimonta, Aldo ha dovuto stringere i denti, si è fermato più di una volta nell’assalto vinto 15-14 contro l’iraniano Abedini, quello decisivo per andare a podio, si è allungato i muscoli come poteva, soffrendo in silenzio per i crampi, senza mai chiamare il time out medico, quasi a non voler rompere la sua concentrazione, quasi per non perdere il filo. Poi è andato di classe e tecnica. Nella semifinale contro il coreano Kim Junghwan tre parate e risposte di fila per le prime tre botte, abbastanza per prenderci gusto e scacciare via i propositi di ritiro spuntati dopo i quarti di finale. Quindi giù a dar fondo alle ultime risorse fisiche, «aggrappato all’effetto finale». Perché solo così si poteva battere un avversario come Szilagyi, affrontato con la matematica certezza della qualificazione a Rio giunta con l’accesso in finale, ma con la stessa fame di sempre.

Sul podio sono tutti sorrisi e selfie, con il pubblico della Kioene Arena a litigarsi uno scatto col campione, per suggellare una grande festa della scherma italiana a cui avevano preso parte anche altri 10 Azzurri. Massimiliano Murolo si è fermato al tabellone dei 16, sconfitto 15-12 da Kim Junghwan, Out nei 32 Diego Occhiuzzi (15-11 contro Gu Bonjil), Luca Curatoli (15-14 contro Kim Junho), Giovanni Repetti (15-8 con Andras Szatamari), Gabriele Foschini(9-15 con Aron Szilagyi), Luigi Miracco (11-15 nel derby con Murolo) ed Enrico Berrè (14-15 con Veniamin Reshetnikov)
Eliminati nei 64 
Alberto Pellegrini (11-15 con Repetti), Francesco Bonsanto (14-15 con Kamil Ibragimov), Luigi Samele (11-15 con Sanguk Oh) e Dario Cavaliere (11-15 con Mojtaba Abedini).

 

Twitter: GabrieleLippi1

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Foto di Augusto Bizzi per Federscherma

 

 
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