Russia sul tetto del Mondo, la Vezzali chiude con l’argento

Le ragazze di Cerioni battono in finale le azzurre e tornano sul tetto del Mondo. Bronzo per la Francia.

 

Ammettiamolo, da inguaribili romantici – molto più che da tifosi del Dream Team azzurro – avevamo immaginato un finale diverso per l’ultima recita di Valentina Vezzali. Un trionfo, un ennesimo oro a sancire nel migliore dei modi possibili la fine di un’era. Fra qualche anno Larisa Korobeinykova potrà raccontare di essere stata l’ultima avversaria di Valentina Vezzali, e di aver contribuito con la sua vittoria nella manche a riportare in Russia un titolo Mondiale che mancava dal 2011, quando proprio lei beffò Valentina Vezzali – corsi e ricorsi storici – allo sprint della finale iridata di Catania.

A Rio vince la Russia e lo fa con grande merito, controllando fin dalle prime battute il match e respingendo seppur con qualche brivido iniziale il tentativo di rimonta di Arianna Errigo, salita in pedana con una piccola montagnetta da scalare alta otto stoccate. La bi-campionessa del Mondo parte alla carica e spaventa chi, lo scorso luglio, l’aveva scalzata dal trono: Inna Deriglazova si ritrova in poco tempo sotto 0-6 e intravvede i fantasmi del passato, prima però di reagire da fuoriclasse e chiudere i conti sul 45-39. Un successo, questo ottenuto dalla ragazze di Cerioni (Inna Deriglazova, Larisa Korobeynikova, Aida Shanaeva, Adelina Zagidullina) che arriva a distanza di cinque anni dall’ultima volta, dalla già citata rimontona finale datata Catania 2011.  Perfetta la prova delle russe, tutte protagoniste nella vittoria, mentre le azzurre sono sembrate contratte, come se sentissero più del solito la finale: il meccanismo infernale che aveva tritato la Cina (45-18) ma che già contro la Francia era sembrato perdere qualche colpetto, nell’atto decisivo appare ingolfato e sottotono. Tanto Arianna Errigo, quanto Martina Batini e Valentina Vezzali (con Elisa in panchina dopo il black out contro la Thibus in semifinale), infatti, non sono riuscite a imporre la loro scherma e fin da subito sono state costrette a inseguire.

Restano però le emozioni indelebili di una giornata in cui l’assoluta protagonista è stata Valentina Vezzali. Festeggiata dalle avversarie di mille battaglie, ammirata dalle più giovani, omaggiata dalle compagne di squadra, che la mettono al centro del loro nuovo balletto. Una foto sulla pedana della finale assieme a tutte le partecipanti a questo Mondiale, il premio alla carriera da parte della Federazione Internazionale, prima di dispensare per l’ultima volta al mondo della scherma: la solita tenacia, quell’urlo in ginocchio suo marchio di fabbrica, e una gara tirata al massimo. Come se fosse la prima, con la stessa fame di vittoria e con la stessa rabbia agonistica di chi da oltre vent’anni ha regalato all’Italia delle pedane gloria e trionfi.

Nel giorno della festa russa e delle celebrazioni per Valentina Vezzali, un piccolo pertugio di gloria c’è anche per la Francia (Gaelle Gebet, Astrid Guyart, Pauline Ranvier, Ysaora Thibus), che dopo aver estromesso dalla lotta per la medaglie le giovani americani al termine di quello che per pathos è stato fra gli assalti più belli di giornata (45-44 il punteggio) e perso con l’Italia lo scontro per arrivare alla finalissima, ha raccolto un meritato bronzo battendo 45-18 la Corea. Per la quarta volta di fila fanno medaglia, vincono l’oro delle umane. Anche le transalpine, nel loro piccolo, han fatto la storia.

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Fotografia Augusto Bizzi per Federscherma

 
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