Storie Olimpiche – Le sliding doors di Mariel Zagunis

Ad Atene la statunitense vince l’oro nella sciabola femminile. Eppure, a quei Giochi non doveva esserci. 

 

Quel 17 agosto 2004, quando la sciabola femminile per la prima volta nella storia mise in palio il titolo Olimpico,   Mariel Zagunis da Beaverton, Oregon, ad Atene nemmeno doveva esserci. Piccolo passo indietro.Lamezia Terme, marzo 2004: con Sada Jacobson già sicura di un posto olimpico, resta da stabilire chi sarà con lei nell’avventura greca. Nella semifinale si incontrano proprio la Jacobson e Mariel Zaugnis, allora astro nascente della sciabola femminile: se avesse vinto Mariel, il posto sarebbe stato suo, in caso di sconfitta invece ad Atene sarebbe andata Emily Jacobson, sorella di Sada. Si impose proprio quest’ultima per 15-14, mentre la giovane figlia di due canoisti  – Robert Zagunis e Catherine Monges –  che l’Olimpiade l’avevano già vissuta nel 1976 rimase fuori per una sola stoccata.

Ma, si sa, le vie del destino sono infinite e gli Dei della scherma spesso e volentieri sorridono a chi ha tutte le carte in regola per poter diventare una fra le loro figlie predilette: quando mancano due settimane alla gara, la tiratrice nigeriana che si era qualificata si ritira e per Mariel – che in quel momento era la migliore fra le non qualificate – si spalancano le porte del sogno. Al primo gran ballo a Cinque Cerchi, fra le invitate c’era anche lei, la figlia dei canoisti stella emergente della sciabola femminile. Dove arrivava da “underdog”: perché per sbancare il jackpot, gli Usa puntavano tutto sulla Jacobson. Che, però, dovette fermarsi in semifinale contro la cinese Tan Xue prima di chiudere comunque a medaglia.

All’appuntamento con la gloria, invece, ci arriva proprio la Zagunis: 15-13 alla giapponese Hisage agli ottavi, 15-11 all’azera Jemayeva ai quarti, quindi il 15-10 alla romena Gheorghitoaia che le spalanca le porte della finalissima. Ovvero l’ultima pennellata per il lieto fine, l’autografo d’oro alla bellissima favola di Cenerentola che entra al ballo in punta di piedi per diventarne l’assoluta regina a fine serata. Mariel preme sull’acceleratore, parte forte e vola sul 9-2. La Tan però si rimette in carreggiata, piazza un mini break di 4-0 e si riporta sotto fino al 9-6, riaccendendo per un attimo un match sembrava già avere il finale scritto. Giusto per un attimo però. Perché lassù gli Dei della scherma hanno già scelto a chi tendere la mano: attacco dopo attacco, stoccata dopo stoccata, l’americana chiude la partita sul 15-9. La favola è compiuta.

ATHENS, GREECE - AUGUST 17: Fechten: Olympische Spiele Athen 2004, Athen; Saebel / Einzel / Frauen; Gold Mariel ZAGUNIS / USA gewinnt im Finale gegen die Chinesin Tan XUEMIT / CHN mit 15:9 17.08.04. (Photo by Andreas Rentz/Bongarts/Getty Images)

Mariel Zagunis portata in trionfo dopo l’oro ad Atene (Photo by Andreas Rentz/Bongarts/Getty Images)

Ma non solo: quel giorno Mariel Zagunis scrisse anche la storia. Fu la prima in assoluto a diventare campionessa Olimpica nella sciabola femminile, ma anche la prima statunitense a conquistare un oro olimpico nella scherma a 100 anni esatti di distanza dalla vittoria data St Louis 1904 di Albertson Van Zo Post, che fu medaglia d’oro nella prova a squadre di fioretto dopo aver vinto la gara di scherma con il bastone.

Da quel 17 agosto 2004 tanta acqua è passata sotto i ponti di Mariel Zagunis: a Pechino 2008 è arrivato il bis olimpico individuale e il bronzo a squadre, nel giorno che rivelò al Mondo un altro scintillante diamante schermistico, quello di una biondina ucraina tutto pepe che, poco più che maggiorenne, pilotò le compagne di squadra a uno storico oro. Di nome faceva Olga, di cognome Kharlan, e ne avremmo risentito parlare.

Quanto alla Zagunis, oggi trentunenne e con un posto assicurato nella storia dello sport, è pronta a rilanciare la sfida. Tanta la delusione per il fallimento di Londra, dove aveva avuto l’onore massimo per un atleta, ovvero sfilare con in mano la Bandiera di uno dei Paesi guida dello sport Mondiale. Era attesa alla terza medaglia d’oro di fila, con la possibilità di eguagliare niente meno che Valentina Vezzali, ma a rovinare i suoi piani ci pensò l’irruzione in scena della coreana Jiyeon Kim, che dopo averla battuta in semifinale si sarebbe poi issata sul trono che per due edizioni era stato proprietà della fuoriclasse di Beaverton. Alla quale non restò che la finalina per il bronzo, tramutatasi in un amaro quarto posto dopo essere stata sconfitta dalla Kharlan.

In ossequio al detto che le leggende non muoiono mai, la fenice Mariel è pronta a risorgere dalla sue ceneri olimpiche. E scrivere ancora una volta il suo nome nell’Olimpo della scherma.

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Fotografia marielzagunis.com

 

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