Fioretto a squadre: crolla l’Italia, trionfa Cerioni

La Russia vince in rimonta sulla Francia. Crollano gli azzurri, quarti. Bronzo per gli Stati Uniti.

 

Oltre il danno la beffa. L’Italia del fioretto maschile crolla e termina fuori dal podio, mentre sul gradino più alto del podio ci sale la Russia guidata da un italiano, quello Stefano Cerioni unico nostro connazionale a non essere sceso dal trono dei vincitori. L’uomo che quattro anni prima aveva portato entrambe le squadre azzurre ai vertici, oggi festeggia con addosso un’altra tuta, riportando in Russia un titolo che mancava dal 1996. Una squadra di lottatori quella russa (Artur Akhmatkhuzin, Alexei Cheremisinov, Timur Safin, Dmitri Zherebchenko), che sbuffa, lotta, va in difficoltà, ma che sa sempre trovare il bandolo della matassa quando il baratro sembra aprirsi sotto i piedi: è stato così nei quarti con la Gran Bretagna, come in semifinale con gli Usa e in finale contro la Francia.  Ma la notizia di oggi, purtroppo per i nostri colori, è proprio la debacle dei campioni Olimpici in carica, che abdicano come peggio non potevano.

Una partenza incoraggiante. Illusoria, alla luce del risultato finale. Poi, alla prima crepa, il castello ha iniziato lentamente a sgretolarsi, fino al crollo finale. Fragoroso, perché a cadere è la squadra che, dall’oro di Londra a oggi, ha vinto due Mondiali e si presentava da Numero 1 del ranking Mondiale. Ma che oggi è apparsa l’ombra di sé stessa, tradita proprio dai suoi veterani, colonne portanti di tanti trionfi oggi crollati psicologicamente ancor prima che tecnicamente. È successo in semifinale contro la Francia, è ri-successo nella finale per il bronzo con gli Stati Uniti, al termine della quale a prevalere è l’amarezza e la sensazione di un’impalcatura fragile, pronta a crollare al primo soffio di vento.

I primi campanelli d’allarme per gli azzurri, a ben vedere, erano arrivati già nell’assalto inaugurale contro il Brasile, con Cassarà ad arrancare già in esordio contro Perrier (3-5) e nelle successive sortite in pedana (chiuse rispettivamente 5-4 e 5-5), ma la caratura tecnica inferiore degli avversari e l’ispirazione di Giorgio Avola e Daniele Garozzo -galvanizzato dall’oro individuale di domenica – permettono agli azzurri di portare a casa l’assalto con il punteggio di 45-27. Alla Francia bastano tre periodi per sgambettare gli azzurri: la firma è quella di Enzo Lefort, che fa 8-2 con Cassarà e porta per la prima volta in vantaggio i transalpini. Il 6-5 di Avola su Cadot è l’ultimo sussulto di vita per gli azzurri, che incassano in serie il 2-5 di Garozzo (ancora scatenato Lefort) e lo 0-5 di Andrea Baldini, entrato al posto di Cassarà nel tentativo di dare una scossa alla squadra, ma subito maltrattato da Le Pechoux prima e Cadot poi (1-5). Il 30-20 con cui la Francia arriva all’alba dell’ultima tranche di assalti è una di fatto la condanna per gli azzurri, siglata dalla stoccata numero 45 di Le Pechoux a Garozzo.

Come per la semifinale, anche l’inzio della finalina sembra incoraggiante. Baldini si scuote e fa 5-4, Avola – malgrado un’altra rimonta subita da Massialas, ormai un incubo per il modicano – si riscatta subito con Chamley, in mezzo Daniele Garozzo fa il suo dovere con Meinhardt. Al quinto parziale, la chiave del match: Baldini subisce 0-8 da Meinhardt, e per l’Italia si fa notte. Garozzo e Avola cedono in sequenza, e la storia finisce lì. Nel peggiore dei modi, con un tonfo doloroso e una medaglia, annunciata alla vigilia, che sfuma via.

A giocarsi il titolo ci arrivano così Francia e Russia, e la finale è degna di un film thriller con finale drammatico per i transalpini: che dominano per buona parte dell’incontro, arrivando ad avere fino a nove stoccate di vantaggio; ma che sul più bello si piantano e permettono ai russi di rientrare. La prima spallata la da Cheremisinov a Cadot, quella definitiva Akhatmatkhuzin con la complicità suo malgrado del povero Jean Paul Tony Helissay. La riserva francese, spedita in pedana al posto del frastornato Cadot, viene travolto dal fiorettista russo con un pesante 10-3 che resterà impresso a vita nei suoi incubi schermistici. A chiudere la contesa ci pensa poi ancora Cheremisinov, freddo nel punire una Francia spettacolare per quasi tutta la giornata ma che sul più bello si è infilata nella selva oscura. Per non uscirne mai più.

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Fotografie di Augusto Bizzi per Federscherma
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