Elisa Di Francisca: «L’argento della maturità»

La fiorettista azzurra racconta la sua Olimpiade, fra un argento che le lascia comunque molte sensazioni positive e la necessità di staccare la spina per un po’ dopo le fatiche della passata stagione. Ma anche i progetti per futuro e un’investitura importante per Alice Volpi.

 

Da quel 10 agosto, quando arrivò a una sola stoccata dalla riconferma olimpica, Elisa Di Francisca non si è fermata un attimo. La festa nella sua Jesi, il camping scherma con i ragazzi del Summer Fencing Camp, il giro per tutte le redazioni e le televisioni, gli impegni promozionali che comportano l’essere un personaggio – prima ancora che una campionessa – del calibro della marchigiana.

A un mese esatto da quella gara, abbiamo incontrato Elisa a Milano, presso la sede della Enervit di cui la jesina è testimonial e donna immagine. Un’occasione per scambiare quattro chiacchiere con la vulcanica fiorettista azzurra, fra il racconto della giornata di Rio e i progetti per il futuro.

Un mese esatto fa hai conquistato l’argento Olimpico a Rio. Torniamo all’assalto decisivo contro Deriglazova, cosa è successo?

È successo che sono partita bene, sono andata avanti sul 3-0 e poi mi si è annebbiato il cervello. La mia avversaria è stata brava a cambiare copione e modo di tirare, e io non sono più riuscita a imporre la mia scherma. Come se si fosse inceppato un meccanismo. Poi però mi sono “scastrata” ma troppo tardi perché poi è finito il tempo.

C’è qualche rimpianto per come è andata?

In realtà no: ho imparato molto da questo assalto. Anche nella vita sono sempre stata una ritardataria, una con i tempi suoi. Purtroppo non sempre riescono le rimonte, e qui mi sono svegliata troppo tardi. Anche se penso che basavano due secondi in più e ce l’avrei fatta. Oppure bastava che lei non si abbassasse all’ultimo! (ride, ndr)

Seconda finale in due Olimpiadi, qual’è l'”ingrediente segreto” per questi risultati?

L’Olimpiade sembra una gara facile perché ci sono pochi assalti, ma in realtà è quella più difficile, soprattutto a livello mentale ed emozionale, perché si mischiano mille pensieri e sensazioni. E poi è una gara che capita una volta ogni quattro anni. Insomma, ci vogliono le palle! (ride, ndr)

In questi due anni Inna Deriglazova sembra essere cresciuta ancora di più. Tu che l’hai affrontata spesso in pedana, come l’hai vista?

Si è allenata tantissimo in questo periodo, rimanendo fedele al suo Maestro russo senza volere a bordo pedana quelli italiani. Inoltre ha lavorato tanto a livello fisico e mentale. Si è saputa anche rialzare dalla botta psicologica della sconfitta a Strasburgo (rimonta subita dal 44-38 al 44-45 proprio per mano di Elisa, ndr). Ho perso contro una più che degna avversaria, quindi tanti complimenti a lei.

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Fotografia: Augusto Bizzi

La tua foto con la bandiera dell’Europa ha fatto il giro del Mondo. Come è nato questo gesto?

Facendo questa fotografia ho voluto lanciare un messaggio, dedicando la medaglia alle persone che avevano perso la vita negli attentati. Ho voluto dare un messaggio di unione, di collaborazione. Sarebbe bello essere tutti  uniti e lottare assieme per cose belle, senza distinzione di ricchezza e colore della pelle.

Adesso cosa c’è nel futuro di Elisa Di Francisca?

Per adesso vedo solo il riposo, non riesco a pensare troppo in là e quindi guardo giorno per giorno. L’ho già fatto per tanto tempo, ora ho solo voglia di togliermi la maschera, stare selvaggia e godermi la libertà. Fare un po’ di vacanza, perchè dal giorno della gara a oggi non ne ho fatta.

Nel Dream Team ora è entrata in pianta stabile Alice Volpi. Come la vedi?

Io l’ho nominata mia erede, sperando di non averle messo troppa pressione addosso! Alice è un’atleta che a me piace molto, si è trasferita a Jesi per fare lezione con Giovanna Trillini e si allena con Annalisa Coltorti. Ha tutte le carte in regola per fare bene. A Rio era con noi come sparring è ed stata carinissima, partecipando e soffrendo con noi, così come Martina Batini e Valentina Cipriani. Tornando ad Alice, la vedo davvero bene in squadra, si allena bene e si è ben integrata.

In stagione Andrea Cipressa ha provato nuove soluzioni per la squadra. Quale ruolo ci sarà per Elisa nel quartetto da qui ai prossimi anni?

Un ricambio è giusto. Adesso ci sono giovani che stanno emergendo e a cui è giusto lasciare spazio che meritano. Detto questo, dentro di me ancora c’è grande amore per questo sport, grande passione e la consapevolezza di essere forte a livello mentale perché ho tanta esperienza. Però bisogna vedere, perché come c’è voglia di tirare, c’è anche una dignità: nel momento in cui gente più giovane ti batte e fa meglio di te, perché si allena o ti studia fino a conoscerti, c’è una parte di te che dice che è giusto così, ma un’altra parte ti suggerisce di dire “Gente, arrivederci e grazie!”.

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Foto: Augusto Bizzi

A un mese di distanza, che effetto fa quella medaglia?

Sono felice, davvero. Perché questa medaglia d’argento mi ha fatto capire quanto sono maturata in questi anni, quanto sono riuscita a diventare Donna e a non essere più la ragazza ribelle che non rispettava le regole. Nel percorso che mi ha portato a questa Olimpiade c’è stato un miglioramento sotto molti aspetti, da quello alimentare al non fare per forza tutti i sabati le cinque del mattino, andando a riposare prima quando necessario. Oppure nello smettere di litigare con i miei genitori quando mi dicono cosa fare e tu vorresti dirgli “Non mi devi dire cosa devo fare”. E anche in pedana, accettare che ci sono avversarie che impostano l’avversario non sulla scherma ma ricorrendo alle armi che hanno a disposizione, perché vogliono raggiungere quell’obiettivo.

Purtroppo sembra tramontata la candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024. Che opinione ti sei fatta in merito?

Io credo che ci debba essere un cambiamento oltre le solite parole di circostanza, e spero che se non sarà per queste Olimpiadi, possa essere per le prossime. Spero che l’Italia possa un giorno fare vedere il meglio di sé, perché ha tante possibilità e spero le possano mettere in mostra. Anche per smentire tutti i pregiudizi sugli italiani che non sono buoni a fare nulla, che si accontenta, che si lamenta: servirebbero più fatti e meno parole da parte di tutti. Ed è un peccato perché abbiamo molte cose che non sappiamo apprezzare. E per la grande Capitale sarebbe una sconfitta, anche solo per non averci provato

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Fotografia Enervit Comunicazione

 

 
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