Constance Catarzi, l’italiana di Francia discendente di Nedo Nadi

Mamma francese, papà italiano e i legami con i grande campione azzurro. Per Costance Catarzi quello di Verona è stato un Mondiale davvero particolare.

 

Sul suo giubbetto elettrico, sotto il cognome, c’è la scritta Francia e, sulla divisa, il tricolore che campeggia è quello con il blu al posto del verde; ma se chiedete a Constance come si deve pronunciare il suo cognome, la risposta arriva secca e decisa: «Catarzi, all’italiana». Padre italiano, mamma francese, e un nome importante nell’albero genealogico, quello di Nedo Nadi.  «Era il cugino di mio nonno, e proprio mio nonno mi raccontava sempre dei suoi assalti e di quelli di suo fratello Aldo, e questo mi ha un po’ spinto a scegliere la scherma» racconta la ventenne fiorettista che dallo scorso settembre si è trasferita a vivere e a studiare a Nizza.

Uno dei tanti cambi di residenza che hanno contraddistinto la sua vita, lei nativa di Parigi e per lungo tempo residente a Genova: gli inizi con la scherma a undici anni a Rapallo, quindi il pendolarismo con Savona, che ancora oggi continua dalla località della Costa Azzurra per allenarsi con il Maestro Federico Santoro al Circolo della Scherma di Savona. La Francia ha creduto nelle sue potenzialità ed è arrivata la convocazione in nazionale, e nella stagione che va tramontando con i Mondiali sotto l’Arena, un buon piazzamento in finale a otto che le hanno permesso di strappare il biglietto per Sochi e, quindi, per  la rassegna iridata.

Una gara particolare per lei, terminata agli ottavi di finale al cospetto di Marta Ricci e tirata quasi da straniera nel proprio paese, con tutto il tifo che era ovviamente dalla padovana. Un’avversaria con cui Constance aveva un conto aperto, dopo la dura lezione che la padovana le aveva inflitto a Udine, privandola del podio: «Avevo tanta voglia di batterla» racconta «anche per orgoglio personale, per “vendicarmi” della gara di Udine ma non ci sono riuscita, continuavo a prendere bersaglio non valido».

Prima di chiudere la sua esperienza nelle categoria giovanili, resta ancora la prova a squadre. Poi, giusto il tempo di ricaricare le batterie prima di volare a Shanghai per il terzo Grand Prix della stagione. Dove potrà ammirare da vicino il suo idolo e modello ispiratore, lo statunitense Miles-Chamley Watson: «è fantastico perché, come me, è molto fantasioso» ha raccontato una volta in un’intervista   «anch’io cerco sempre di fare botte che nessuno si immagina».

Twitter: agenna85

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Fotografia Augusto Bizzi