Morto Győző Kulcsár l’orafo della spada

Aveva 77 anni e da atleta ha conquistato quattro ori Olimpici. A Vercelli ha dato la sua impronta alla spada azzurra. Nel 2016 il suo ultimo grande successo con l’oro di Emese Szasz.

 

Come re Mida, ha trasformato in oro tutto quello che toccava. Da atleta prima, vincendo fra le altre cose quattro titoli Olimpici (tre a squadre e uno individuale, a cui vanno aggiunti due bronzi individuali) e svariate medaglie mondiali; da Maestro poi, portando Timea Nagy al secondo titolo Olimpico nel 2004 e guidando Emese Szasz alla sua vittoria più prestigiosa due anni fa a Rio De Janeiro.

Ma la figura di Győző Kulcsár, scomparso questa notte all’età di 77 anni, non è stata solo importante per l’Ungheria, dove la tradizione di famiglia è stata portata avanti dal nipote Krisztian a sua volta campione del Mondo e due volte argento olimpico nonché attuale presidente del Comitato Olimpico magiaro. Dal 1988 a fin dopo le Olimpiadi di Sidney 2000, infatti, Kulcsar ha lavorato in Italia alla Pro Vercelli, contribuendo con i suoi insegnamenti e il suo imprinting a creare una vera e propria scuola che ha portato alla ribalta, fra gli altri, Maurizio Randazzo, Paolo Milanoli, la sorella Luisa, Elisa Uga e Sara Cometti.

«Il mio primo vero maestro mi ha insegnato a salire in pedana a testa alta con chiunque, a rispettare l’avversario sempre, a non mollare fino all’ultimo secondo, ad avere pazienza e tanto coraggio.» lo commemora la stessa Cometti tramite social «Mi ha insegnato che il lavoro paga sempre e che per raggiungere un’obiettivo bisogna volerlo. Mi ha voltato le spalle quando avevo più bisogno di lui e così mi ha insegnato che nella vita non sempre il più grande campione rappresenta un esempio o un modello da seguire. Eppure dopo anni mi ha dato un’altra lezione: nella vita si può sbagliare, si può provare a chiedere scusa e ricominciare. Solo i fuoriclasse sanno farlo. E lui lo era.
Devo a lui il mio approccio quotidiano alla vita, la tenacia e la caparbietà con cui affronto ogni cosa. 
Per me è stato un secondo padre. Il secondo che perdo in un anno. “Ostoizencieghi” Maestro. La vita sarà meno saporita senza di lei».

 

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Nel 2001 il ritorno nella sua terra, e la costruzione di un nuovo ciclo vincente culminato con i già citati ori olimpici di Nagy e Szasz. Con la quale ha lavorato fino all’ultimo per aiutarla a preparare una nuova stagione e la caccia a un’altra qualificazione Olimpica. Lo ha fermato solo la malattia, contro cui nemmeno uno dei più forti schermidori di tutti i tempi ha potuto fare nulla: ma il nome e il lascito di Győző Kulcsár resteranno vivi per sempre, in Ungheria come in Italia. Le due botteghe in cui l’orafo della spada ha cesellato i suoi capolavori.

Twitter: agenna85

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Fotografia Augusto Bizzi