VIDEO – La finale vincente di Alessio Foconi a Torino

 

In attesa che a Doha scatti il Grand Prix di spada, e con la speranza che qualche altro azzurro possa regalare qualche gioia sulle pedane del Qatar, facciamo un passo indietro a Torino e alla finale vincente di Alessio Foconi contro Alexander Massialas, che ha regalato al fiorettista ternano la sua prima vittoria in Coppa del Mondo.

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Foto Bizzi per Fie
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Fioretto: l’Italia ne piazza tre sul podio, vince Imboden

Grande prova del fiorettista statunitense, che batte in finale Foconi. Terzo posto per Cassarà e Nista.  
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Erba: cala il sipario nel segno di Berrè e Foconi

Foconi batte Luperi e vince il fioretto maschile. Terzi Garozzo e Trani. A Berrè la sciabola maschile. Battuto Curatoli, podio per Pellegrini e Foschini.
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Punto ai Mondiali

Campione Italiano di fioretto maschile individuale in carica, Alessio Foconi è uno dei moschettieri della scherma azzurra. Classe 1989, è da sempre un atleta del Circolo Scherma Terni, in forza all’Aeronautica Militare. Pupillo del maestro Giulio Tomassini, è ora seguito a fondo pedana dal maestro Filippo Romagnoli, che lo ha visto esordire sulle pedane della città umbra sin da bambino.

Sei di ritorno da Parigi, dove hai disputato la prima prova di Coppa del Mondo. Sei stato fermato nel tabellone dei 64 dal giapponese Chida (15-9), cosa non è andato per il verso giusto?
Sono entrato nel match pensando di essere completamente concentrato, mentre invece mi sono trovato subito in svantaggio di quattro stoccate. Penso che il problema principale sia stato l’approccio mentale all’assalto, ho sopravvalutato  la mia concentrazione.

Il 2013 è stato un anno vincente per te, oro ai Campionati italiani assoluti nel fioretto individuale, e un ottimo nono posto alle Universiadi di Kazan, nelle quali hai conquistato anche un magnifico argento a squadre. Che aspettative hai per questo nuovo anno?
Sicuramente  lo scorso anno si è concluso in bellezza, ma non sono molto soddisfatto di come si è svolta la prima parte 2013, perché posso dare sicuramente di più. Per questa stagione mi sono prefisso di riuscire a raggiungere sia gli Europei che i Mondiali. La prima prova di Coppa del Mondo non è andata bene, però sono consapevole che mi sto allenando bene e i risultati verranno.

Sei il campione italiano in carica di fioretto, hai dimostrato negli ultimi anni di meritare di essere al vertice in Italia, cosa ti manca per fare il salto di qualità definitivo anche a livello internazionale?
Per poter fare il salto di qualità devo raggiungere un buon equilibrio a livello di preparazione mentale, quella consapevolezza delle proprie qualità che poi mi aiuterà a controllare le emozioni in gara e a trasformarle in concentrazione.

Ti segue ormai da molti anni il grande maestro Giulio Tomassini, che però recentemente si è trasferito in Francia, scelta che ultimamente è comune a molti altri illustri maestri italiani, come hai vissuto questa decisione?
Inizialmente è stata una situazione un po’ traumatica, tutti quegli equilibri che si erano creati durante gli anni si sono improvvisamente  scombinati. Non sono stato in grado di riorganizzarmi subito e ho faticato molto nel 2013. Quest’ anno, invece, ho fatto un programma preciso e sono molto più sereno, con Giulio ci siamo organizzati per andare io in Francia e venire lui in Italia, e continuare a  lavorare ancora insieme.

Molti tuoi compagni si sono trasferiti in altre città per allenarsi, tu invece, hai scelto di rimanere a Terni, tua città natale, presso il Circolo scherma Terni dove sei cresciuto, e dove hai ottenuto le prime vittorie, com’è il tuo rapporto con la palestra?
Il mio rapporto con la palestra è sicuramente ottimo, grazie a questo ho trovato gli stimoli per rimanere  a Terni durante il mio momento più critico, quando il maestro Tomassini è partito per la Francia. Il mio Circolo mi ha dato tanto e sento che ancora mi darà molto, e io sicuramente potrò fare lo stesso con loro, insieme raggiungeremo grandi risultati.

Il tuo maestro ora è il bravissimo Filippo Romagnoli, che ti conosce da sempre e che ti ha praticamente messo in guardia da piccolo, che sensazioni ti dà ritrovarlo a questo punto della tua carriera e com’è il vostro rapporto?
Il nostro legame è bellissimo e lo è sempre stato. Ci siamo subito trovati , c’è un grande confronto. Lui è una persona molto umile, sempre pronto a mettersi in gioco e a imparare. Mi ha dato quella serenità che cercavo e che in questo momento è la cosa più importante per me.

Il commissario tecnico della nazionale Cipressa ha espresso la sua convinzione sull’importanza del gruppo anche durante i ritiri, che si svolgono congiunti anche con le donne. Come sono i rapporti con i tuoi compagni e com’è il clima nella squadra?
In nazionale siamo un bellissimo gruppo, c’è molto affiatamento. In pedana ci scontriamo con tutto il nostro impegno, e proviamo a superarci l’uno con l’altro, ma fuori ridiamo e scherziamo.

Durante i ritiri, oltre alla preparazione tecnico-tattica e a quella atletica, ponete attenzione anche alla preparazione psicologica? Tu quale metodo utilizzi per affrontare la gara?
Solamente in questo ultimo ritiro abbiamo avuto l’ausilio di una psicologa che ci ha sottoposto dei test, ma si tratta di una prima esperienza. Il mio approccio mentale alle gare è quello di rimanere il più concentrato possibile,  cerco di trasformare la tensione in cattiveria agonistica.

L’anno è appena iniziato, quali saranno i tuoi prossimi impegni?
Le mie prossime gare si svolgeranno in Spagna a febbraio, poi nel mese di marzo andremo a San Pietroburgo. Sempre a marzo, la prova di Coppa del Mondo a Venezia, poi ad aprile ci sarà la trasferta asiatica: Seul e Tokyo e infine, a maggio, Cuba.

Twitter: @CarolaDi Giorgio

Fotografia di Augusto Bizzi per Federscherma
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