Una sciabolata alla violenza di genere

In Francia, la riabilitazione per le donne vittime di violenza passa anche attraverso la scherma

 

 

La violenza di genere è uno dei principali problemi del nostro tempo. Problema che si trasforma spesso in dramma per le donne vittime di violenza e abusi di ogni sorta. Da una stima dell’Agenzia Europea per i Diritti condotta lo scorso anno si calcola che il fenomeno colpisca circa 62 milioni di cittadine europee fra i 17 e i 74 anni nei 28 Paesi dell’Unione Europea, sotto le più diverse forme: fisica, sessuale, psicologica, economica, stalking e online. Negli ultimi anni, alla maggiore attenzione e comprensione a livello globale del fenomeno si è accompagnata la moltiplicazione dei percorsi specifici per la riabilitazione delle donne vittime di violenza di genere.

In Francia, negli ultimi anni, uno di questi percorsi ha coinvolto direttamente la scherma: l’associazione Active Ton Potentiel (ATP), fondata a Parigi nel 2009 e oggi presieduta dalla dottoressa Violaine Guérin, medico specializzato in endocrinologia e ginecologia, si prende cura delle donne vittime di violenza sessuale affiancando ai percorsi psicologici normalmente previsti la pratica della scherma, e più precisamente della sciabola. Disciplina d’attacco per definizione in cui coraggio, istinto, tempo di reazione e velocità d’esecuzione sono le caratteristiche fondamentali, la sciabola si presta meglio di ogni altra arma a questa sorta di “rieducazione” e al superamento di traumi anche molto dolorosi.

Come riportato dall’edizione online di Le Monde nei giorni scorsi, l’11 giugno l’associazione ha promosso a Montparnasse la decima edizione del progetto “Atelier di scherma contro la violenza”, durante il quale sono stati ribaditi i caratteri fondamentali dell’intero progetto, nelle parole di Marie-Blanche Lombardo, psicoterapeuta e coordinatrice del progetto insieme a Boris Sanson, oro nella sciabola a squadre alle Olimpiadi di Pechino 2008 e oggi Maestro: «Non è un percorso facile. Non bisogna mai dimenticare che le donne a cui ci rivolgiamo sono vittime tanto nel corpo quanto nell’anima. Grazie alla scherma, possono rimettere in funzione entrambi. Il nostro percorso è concluso quando le portiamo ad accettare con serenità una vittoria o una sconfitta, una difesa o un attacco. Lo stesso concetto di “accettare il tocco”, che è una delle essenze della scherma, ha nel nostro caso un forte valore simbolico e rieducativo».

La giornata ha vissuto poi soprattutto delle testimonianze delle “atlete” che grazie a questo progetto hanno potuto riannodare i fili della loro autostima e in generale della loro vita, che riportiamo sempre da Le Monde. Particolarmente significative quelle di Christelle: «All’inizio avevo paura, non attaccavo mai, perché pensavo che con tutto l’odio che avevo in corpo se l’avessi fatto avrei anche potuto uccidere qualcuno. Con la scherma ho riequilibrato me stessa» e di Emmanuelle: «La sciabola è diventata nel corso del tempo una specie di rappresentazione della mia anima. Oggi non ho più paura, non mi sento più in pericolo. So che ce la posso fare da sola, anche nella vita».

 

Twitter: MattiaBoretti

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